scoprire l’amianto sopra i tetti

Mantova, un drone per sorvolare le case e scoprire l’amianto sopra i tetti

Scattate tremila fotografie per individuare i palazzi a rischio: su oltre 15mila coperture sono solo 516 quelle con la presenza di amianto

Nelle città del futuro immaginiamo di poter utilizzare la tecnologia per rispettare l’ambiente. La ricerca sta già andando in questa direzione, ma il cambiamento reale arriva quando è un’amministrazione a decidere di utilizzare nuovi strumenti a disposizione: succede a Mantova, che grazie alla startup di Parma Aerodron ha voluto mappare la città per individuare la presenza di amianto. Un problema che fortunatamente mostra numeri contenuti e non preoccupanti con una distribuzione di 5,7 mq/abitante, ed è collocato su circa 500 tetti di edifici industriali, con diversi stati di conservazione. Il progetto si chiama “Asbestos Free” e gode della collaborazione di Ats Val Padana: il drone ha scattato 3mila fotografie sopra 15.436 coperture, rilevandone 516 con amianto, pari a 4.225 tonnellate di materiale. L’importanza di questa azione sta nell’accuratezza dei dati e nella fotografia dall’alto che un drone è in grado di fornire: in gergo tecnico si chiama “analisi computerizzata delle immagini multispettrali”: una prima fase individua e classifica le coperture con un’efficacia tra il 70 e l’80 per cento, seguita da una fase di verifica tramite Apr (Aerei a Pilotaggio Remoto), macchine di alta tecnologia estremamente sofisticate capaci di portare in volo apparecchiature complesse.

Sorvolando le coperture identificate, il drone conferma o annulla le selezioni, con un’accuratezza che supera il 90%. I dati, riportati su carta catastale, generano statistiche e permettono un’analisi complessiva della zona. Le fotografie sono ravvicinate e molto dettagliate, di gran lunga più affidabili dell’occhio umano utilizzato in precedenza. «Questa mappatura non ha il solo scopo di individuare i siti in cui è presente l’amianto, ma ci permette anche di esercitare una funzione di controllo circa lo smaltimento corretto del materiale, l’individuazione del cosiddetto “amianto ecologico” che non ha tossicità, o ancora verificare che venga correttamente incapsulato, cioè rivestito, riducendone la pericolosità – spiega Giulia Moraschi, dirigente all’Ambiente del Comune di Mantova -. Ora provvederemo a inviare la comunicazione a scopo conoscitivo ai proprietari degli immobili iniziando dalle zone sensibili accanto ad aree verdi, scuole, asili, abitazioni: saranno loro a dover dichiarare a Comune e Ats di che materiale si tratta e che provvedimenti prenderanno».

 

Intanto in Italia l’amianto ha fatto 6 mila vittime nel 2016, che diventeranno 54 mila da oggi al 2025, quando si raggiungerà il picco di mortalità. Una strage che va fermata: se ne sta occupando l’Osservatorio nazionale sull’amianto, mentre l’Inail ha ribadito un finanziamento pari al 50% a fondo perduto per tutti quegli edifici che ospitano imprese intenzionate a rimuoverlo. Per i privati ci sono sgravi decennali in caso di ristrutturazione del tetto. Ci sono 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto sparsi in tutta Italia e nei decenni sono stati esposti a polveri e fibre in contesti professionali più di 3 milioni di lavoratori. Aerodron però vuole e può fare di più: sta già pensando a sviluppare una tecnica che permetta di mappare anche le isole di calore della città, individuando così anche le dispersioni energetiche. Un obiettivo condiviso anche da Mantova e dal suo piano di adattamento climatico nel rispetto dei parametri europei.

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