Balangero

Il giacimento di amianto a Balangero

Il giacimento di amianto a Balangero, sul Monte San Vittore, venne scoperto nel 1904 dal comm. Callisto Cornut e negli anni successivi vennero eseguiti i primi studi per valutare e stimare la presenza di amianto nel giacimento. Nel 1913 la ditta G. Lavelli di Milano procedette allo studio del giacimento e nel 1918 venne fondata la Società Anonima Cave di San Vittore (con l’appoggio di un gruppo di azionisti piemontesi e romani con a capo il barone Alessandro Celesia di Vegliasco ed una capitale sociale di 1.750.000). Questa società venne sostenuta, oltre che dagli azionisti, anche dal Banco di Santo Spirito, dal Credito Italiano e dall’I.R.I. e nel 1935 venne ceduta da quest’ultima alla società Dalmine.

Negli anni ’40 passò infine al gruppo Finsider. Le attività di estrazione vennero avviate nella primavera del 1918 (anche se il primo impianto di macinazione e separazione dell’amianto entrò in funzione nel 1921 ed era capace di lavorare appena 500-600 tonnellate al giorno di roccia grezza). Negli anni successivi vennero potenziate le opere di scavo e ingranditi ed ampliati gli impianti (con la costruzione di un nuovo edificio per la frantumazione ed un disintegratore a martelli oscillanti) e le strade di accesso. Nel 1926 vennero inaugurati i primi impianti meccanici di trasporto per aumentare la produzione a 3.000 tonnellate di roccia al giorno e l’anno dopo entrò in funzione un nuovo fabbricato per la frantumazione dalla capacità di 9 tonnellate al giorno di fibra: la produzione salì fino ad arrivare alle 36.000 tonnellate annue. Successivamente vennero edificati un acquedotto, un nuovo complesso di impianti ed un laboratorio fisico-chimico per il controllo della qualità del prodotto finito.

Nel 1951 le azioni dell’Amiantifera vennero cedute dall’IRI alle aziende Manifatture Colombo ed Eternit e, conseguentemente, venne fondata (e gestita per circa 30 anni, fino al 1982) da Rinaldo Colombo la nuova società Amiantifera di Balangero S.p.A.; la Società Cave di San Vittore svolse solo più una funzione puramente commerciale e mantenne il mandato di incaricata in sclusiva per la vendita dei prodotti dell’Amiantifera di Balangero. Quando nel 1954 venne messa in liquidazione definitiva la Società Cave di San Vittore, il contratto di rappresentanza venne stipulato con la società Mineraria Italiana S.c.r.l. di Milano, già subagente della fallita Società Cave di San Vittore.

Negli anni successivi la produzione e la vendita di amianto aumentò considerevolmente, e si vietarono le visite alla miniera da partre di esponenti di industrie concorrenti per evitare l’”esportazione” delle tecniche di lavoro che venivano utilizzate a Balangero. Dal 1962, anno in cui l’ing. Angellotti divenne il direttore dello stabilimento, si raggiunsero negli anni dei risultati di produzione mai visti prima, e ci si iniziò ad avvalere delle tecniche meccanizzate per il confezionamento (insaccatura) e l’imballo del minerale estratto (il reparto in cui la salute degli operai era più a rischio in quanto, finora, il procedimento era fatto interamente a mano).
In pieno boom di produzione, nel 1983 l’Amiantifera di Balangero S.p.A. venne ceduta dalla Eternit e dalle Manifatture Colombo ai fratelli Puccini di Roma, ma nel giro di 7 anni la società subì una grave involuzione e nel 1990 venne chiusa per fallimento ed i dipendenti licenziati (senza stipendio per alcune mensilità). Nel 1992 venne infine fatta la legge n.257 con la quale è bandito in Italia l’uso dell’amianto sotto qualsiasi forma e, all’art. 11, indica appositamente le modalità di “Risanamento della miniera di Balangero”.