Amianto, la piaga invincibile

Amianto, la piaga invincibile: Broni ricostruisce il suo liceo

La scuola verrà abbattuta. Entro la fine dell’anno arriveranno i fondi dal governo. «I nostri ragazzi non possono più studiare al Golgi»

Non lo vedi, ma c’è. Quando lo cerchi, ti ha già trovato. S’annida, resiste decenni. Come una piaga. «Mettere l’amianto è un gioco da ragazzi — ironizzava il Perego, il brianzolo tutto capannone ed Eternit inventato da Antonio Albanese —, è distruggerlo che è impossibile. Non è un materiale, è un monito: nessuno distrugga ciò che l’uomo ha costruito!». C’è poco da ridere. A Broni, la città italiana col record di morti per amianto, quasi mille, a un quarto di secolo dalla chiusura della fabbrica assassina «celebriamo un funerale alla settimana», dice il sindaco Antonio Riviezzi, e nel 2020 è atteso il picco di decessi: «Stiamo portando via l’amianto ancora presente nelle tubature e nei capannoni della Fibronit. Poi faremo il carotaggio del sottosuolo. La bonifica è partita con un ritardo enorme. Il problema è che tutt’intorno ci sono moltissime strutture di privati in cemento e amianto. Nei palazzi costruiti fra gli anni ’60 e ‘70, nelle tettoie, nelle canne fumarie, nell’aria condizionata». Trentadue milioni di metri quadri d’asbesto in Italia, solo in Lombardia si calcola ce ne siano otto per abitante.

Rivedere le leggi, monitorare le malattie, ragionare sugli indennizzi, stanziare fondi. L’emergenza amianto è qui e ora ed è per questo che l’Anaci, l’associazione degli amministratori di condominio, organizza a Pavia un master su tutti gli aspetti tecnici, giuridici e medico legali (Collegio Cairoli, giovedì, ore 9). Coordinati dalle avvocatesse del centro studi, Maria Luigia Alani e Cristina Poma, ne parlano tecnici e politici, chimici e medici di fama come Vincenzo Riganti e Antonio Osculati, legali che hanno seguito la questione, da Alessandra Stefano a Paolo Magnani, oltre che il pm del caso Broni, Andrea Zanoncelli, e i funzionari e gli esperti intervenuti sul disastro, Cristina Gremita, Giuseppe Masia, Emanuele Taccone. «Vogliamo dare indicazioni su come affrontare il problema in ogni assemblea di condominio — spiega Riccardo Tarrini, presidente Anaci —. Molti palazzi non hanno fatto nemmeno il censimento, obbligatorio per legge. Non c’è un catasto dei controlli. Molte ditte nascondono le informazioni su quel che all’epoca fu messo nelle costruzioni. Qualcuno ci ha detto perfino che l’amianto, lasciato dov’è, non è pericoloso. E che smaltirlo è una spesa inutile. Se un operaio è chiamato a riparare una di queste canne fumarie, senza sapere cosa c’è dentro, si prende un tumore maligno e con lui se lo prende la moglie che gli lava la tuta». Qualcosa s’è fatto, specie dopo la strage di Casale, ed esiste un credito fiscale di dieci anni per i privati che smaltiscono il veleno nascosto nei muri: «Ma pochi vogliono anticipare i soldi — dice Riviezzi —. Bisogna cercare finanziamenti: a Broni, con soli tre milioni si potrebbe contribuire al 30% della bonifica nelle proprietà private. Ma bisogna farlo in fretta». Venerdì il presidente della Provincia di Pavia, Vittorio Poma, sarà al ministero dell’Istruzione: «La questione delle infrastrutture da bonificare è così sentita e urgente — dice — che stiamo progettando di ricostruire da un’altra parte il liceo Golgi di Broni. Entro l’anno, dovremmo avere il finanziamento del governo. Quella scuola non può più essere risanata». Al Golgi, se s’apre una crepa nel muro, la sigillano col silicone. Se c’è da sistemare una presa di corrente, l’elettricista deve indossare tute protettive come a Chernobyl. È vietato piantare chiodi: basta un forellino a disperdere nell’aria l’amianto. Case, scuole, ospedali: il mesotelioma non aspetta, aggredisce la pleura e non esiste cura, è una bomba a orologeria che ammazza anche vent’anni dopo. Zero prevenzione, zero manutenzione, zero sicurezza. «Ce ne siamo accorti tardi e stiamo pagando un conto carissimo», dice il sindaco di Broni.

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