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Esempio
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Canne fumarie
e serbatoi
I materiali edilizi di amianto
in matrice compatta comprendono, oltre alle coperture, molti altri tipi di
manufatti, quali pannelli utilizzati per fare soffitti e pareti, serbatoi, canne
fumarie, ecc. Nella
bonifica di questi manufatti vanno rispettate le medesime cautele descritte per
gli interventi sulle coperture anche se devono essere considerati i seguenti
punti:
-
Canne fumarie
L'accesso alla canna avviene di norma a mezzo di idoneo ponteggio
Prima dello smontaggio deve essere applicato un trattamento incapsulante per
limitare la possibile dispersione di fibre.
La canna va smontata senza romperla, garantendo l'integrità dei singoli
elementi, avendo cura di smurare i gruppi di fissaggio senza danneggiare i
materiali di amianto.
I singoli pezzi vanno imballati, preferibilmente sul ponteggio e calati a
terra con idoneo mezzo di sollevamento
-
Serbatoi (cassoni) Anche in questo caso, prima dello smontaggio deve essere applicato un
trattamento incapsulante per limitare la possibile dispersione di fibre.
I coperchi dei serbatoi vanno
incapsulati su entrambi i lati
I cassoni vanno mantenuti integri e come tali imballati e conferiti al
trasportatore. Verificare sempre che la porta della cabina idrica consenta
agevolmente l'uscita dei cassoni stessi.
Di norma vanno calati a terra all'esterno dell'edificio mediante idoneo mezzo di
sollevamento (evitare il transito per le scale o in ascensore)
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Legge 27 marzo 1992 n. 257
Norme relative alla cessazione
dell'impiego dell'amianto
Testo coordinato con le modifiche apportate dalla Legge 4 agosto 1993 n.271
Capo I - DISPOSIZIONI GENERALI
Art. 1 - Finalità
1. La presente legge concerne l'estrazione, l'importazione, la lavorazione,
l'utilizzazione, la commercializzazione, il trattamento e lo smaltimento, nel
territorio nazionale, nonché l'esportazione dell'amianto e dei prodotti che lo
contengono, per la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica
delle aree interessate dall'inquinamento da amianto, per la ricerca finalizzata
alla individuazione di materiali sostitutivi e alla riconversione produttiva e
per il controllo sull'inquinamento da amianto.
2. A decorrere da trecentosessantacinque giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge sono vietate l'estrazione, l'importazione, l'esportazione,
la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di
prodotti contenenti amianto, ivi compresi quelli di cui alle lettere c) e g)
della tabella allegata alla presente legge, salvo i diversi termini previsti per
la cessazione della produzione e della commercializzazione dei prodotti di cui
alla medesima tabella.
Art. 2 - Definizioni
1. Ai fini della presente legge si intendono per:
a) amianto: i
silicati fibrosi di cui all'articolo 23 del decreto legislativo 15 agosto
1991, n. 277;
b) utilizzazione dell'amianto: la lavorazione e la produzione di prodotti di
amianto o di prodotti contenenti amianto libero o legato in matrice friabile
o in matrice cementizia o resinoide, o di prodotti che comunque possano
immettere nell'ambiente fibre di amianto;
c) rifiuti di amianto: i materiali di scarto delle attività estrattive di
amianto, i detriti e le scorie delle lavorazioni che utilizzano amianto,
anche provenienti dalle operazioni di
decoibentazione nonché qualsiasi
sostanza o qualsiasi oggetto contenente amianto che abbia perso la sua
destinazione d'uso e che possa disperdere fibre di amianto nell'ambiente in
concentrazioni superiori a quelle ammesse dall'articolo 3.
Art. 3 - Valori limite
1. La concentrazione di fibre di amianto respirabili nei luoghi di lavoro
ove si utilizza o si trasforma o si smaltisce amianto, nei luoghi ove si
effettuano bonifiche, negli ambienti delle unità produttive ove si utilizza
amianto e delle imprese o degli enti autorizzati alle attività di trasformazione
o di smaltimento dell'amianto o di bonifica delle aree interessate, non può
superare i valori limite fissati dall'articolo 31 del decreto legislativo 15
agosto 1991, n. 277, come modificato dalla presente legge.
2. I limiti, le procedure e i metodi di analisi per la misurazione dei valori
dell'inquinamento da amianto, si intendono definiti secondo la direttiva
87/217/CEE del Consiglio del 19 marzo 1987. Il termine per l'emanazione del
decreto legislativo per l'attuazione della predetta direttiva, di cui agli
articoli 1 e 67 della legge 29 dicembre 1990, n. 428, differito al 30 giugno
1992(1).
3. Eventuali aggiornamenti o modifiche dei limiti di cui ai commi 1 e 2 del
presente articolo sono disposti, anche su proposta della commissione di cui
all'articolo 4, con decreto del Ministro della Sanità di concerto con il
Ministro dell'ambiente e con il Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato.
4. La lettera a) del comma 1 dell'articolo 31 del decreto legislativo 15 agosto
1991, n. 277, sostituita dalla seguente:
a) 0,6 fibre per
centimetro cubo per il crisotilo.
5. Il comma 2
dell'articolo 31 del decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277, abrogato.
Capo II -ISTITUZIONE DELLA COMMISSIONE DI VALUTAZIONE E NORME DI
ATTUAZIONE
Art. 4 - Istituzione della commissione per la valutazione dei problemi
ambientali e dei rischi sanitari connessi all'impiego dell'amianto
1. Con decreto del Ministro della Sanità , di concerto con il Ministro
dell'industria, del commercio e dell'artigianato, con il Ministro dell'ambiente,
con il Ministro dell'Università e della ricerca scientifica e tecnologica e con
il Ministro del lavoro e della previdenza sociale istituita, presso il Ministero
della Sanità , entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, la commissione per la valutazione dei problemi ambientali e dei
rischi sanitari connessi all'impiego dell'amianto, di seguito denominata
commissione, composta da:
a) due esperti di
tecnologia industriale, designati dal Ministro dell'Università e della
ricerca scientifica e tecnologica;
b) due esperti di materiali e di prodotti industriali, designati dal
Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato;
c) due esperti di problemi dell'igiene ambientale e della prevenzione dei
luoghi di lavoro, designati dal Ministro della Sanità ;
d) due esperti di valutazione di impatto ambientale e di sicurezza delle
produzioni industriali, designati dal Ministro dell'ambiente;
e) un esperto di problemi della previdenza sociale, designato dal Ministro
del lavoro e della previdenza sociale;
f) un esperto dell'istituto superiore di Sanità ;
g) un esperto del consiglio nazionale delle ricerche (CNR);
h)un esperto dell'Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente
(ENEA);
i) un esperto dell'Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del
lavoro (ISPESL);
l) tre rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori
maggiormente rappresentative a livello nazionale;
m) due rappresentanti delle organizzazioni delle imprese industriali e
artigianali del settore;
n) un rappresentante delle associazioni di protezione ambientale di cui
all'articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n.349.
2.La commissione di
cui al comma 1 presieduta dal Ministro della Sanità o da un Sottosegretario di
Stato da questi delegato.
Art.5 - Compiti della commissione
1.La commissione di cui all'art.4provvede:
a) ad acquisire i
dati dei censimenti di cui all'art.10;
b) a predisporre, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, avvalendosi dell'Istituto Superiore di Sanità e dell'ISPSL,
un piano di indirizzo e di coordinamento per la formazione professionale del
personale del servizio sanitario nazionale addetto al controllo
dell'attività di bonifica;(2)
c) a predisporre disciplinari tecnici sulle modalità per il trasporto e il
deposito di rifiuti di amianto nonché sul trattamento, l'imballaggio e la
ricopertura dei rifiuti medesimi nelle discariche autorizzate ai sensi del
decreto del Presidente della Repubblica 10settembre 1982, n.915, e
successive modificazioni e integrazioni;(3)
d) ad individuare i requisiti per la omologazione dei materiali sostitutivi
dellíamianto e dei prodotti che contengono tali materiali, in relazione alle
necessità díuso ed ai rischi sanitari ed ambientali, avvalendosi anche dei
laboratori delle università o del CNR o di enti operanti nel settore del
controllo della qualità e della sicurezza dei prodotti;
e) a definire i requisiti tecnici relativi ai marchi e alla denominazione di
qualità dei prodotti costituiti da materiali sostitutivi dell'amianto;
f) a predisporre, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, normative e metodologie tecniche per gli interventi di
bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l'amianto.
2. Per l'espletamento
delle attività di cui al comma 1, la commissione pu avvalersi della
collaborazione di istituti ed enti di ricerca.
3.La commissione predispone rapporti annuali sullo stato di attuazione dei
compiti ad essa attribuiti dalla presente legge che trasmette al Ministro
dell'industria del commercio e dell'artigianato, al Ministro della Sanità , al
Ministro dell'ambiente, al Ministro del lavoro e della previdenza sociale e al
Ministro dell'Università e della ricerca scientifica e tecnologica.
Art.6 - Norme di attuazione
1. Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di concerto
con il Ministro della Sanità , può integrare con il proprio decreto, su proposta
della commissione di cui all'articolo 4, la lista delle sostanze di cui
all'articolo 23 del decreto legislativo 15agosto 1991, n.277.
2.Entro trecentosessantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della
presente legge, il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, di
concerto con il Ministro dell'ambiente e con il Ministro della Sanità ,
stabilisce con proprio decreto, sulla base di quanto indicato dalla commissione
di cui all'articolo 4 ai sensi dell'articolo 5, comma 1, lettera d), i requisiti
per la omologazione dei materiali sostitutivi dell'amianto e dei prodotti che
contengono tali materiali ed individua prodotti per i quali sia prevista la
sostituzione dei componenti di amianto.(4)
3. Il Ministro della Sanità di concerto con il Ministro dell'industria, del
commercio e dell'artigianato, adotta per proprio decreto, da emanare entro
trecentosessantacinque giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, le normative e le metodologie tecniche di cui all'articolo 5, comma 1,
lettera f).(5)
4.Il Ministro dell'ambiente, di concerto con il Ministro della Sanità , adotta
con proprio decreto da emanare entro trecentosessantacinque giorni dalla data di
entrata in vigore della presente legge, i disciplinari tecnici di cui
all'articolo 5, comma 1, lettera c).(6)
5.Il Presidente del Consiglio dei ministri emana con proprio decreto, entro
novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, gli atti di
indirizzo e di coordinamento delle attività delle regioni e delle province
autonome di Trento e Bolzano di cui all'articolo 10 della presente legge, ai
sensi dell'articolo 2, comma 3, lettera d), della legge 23 agosto 1988,
n.400.(7)
6.Il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, sentiti il
Ministro della Sanità , il Ministro dell'ambiente, il Ministro del lavoro e
della previdenza sociale e il Ministro dell'Università e della ricerca
scientifica e tecnologica presenta annualmente al Parlamento, anche sulla base
dei rapporti annuali di cui all'articolo 5, comma 3, una relazione sullo stato
di attuazione della presente legge.
7.Le disposizioni concernenti l'omologazione dei materiali sostitutivi
dell'amianto e dei prodotti che contengono tali materiali non si applicano agli
elementi costruttivi e ai componenti privi di fibre di amianto che alla data di
entrata in vigore della presente legge risultino omologabili sulla base della
normativa di settore ovvero di innocuità accertata dall'Istituto Superiore di
Sanità .
Art. 7 - Conferenza nazionale
1. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, avvalendosi della commissione
di cui all'articolo 4 e díintesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra
lo Stato, le regioni e le provincie autonome di Trento e di Bolzano di cui
all'articolo 12 della legge 23 agosto 1988, n. 400, promuove, entro due anni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, una conferenza nazionale
sulla sicurezza ambientale e sanitaria delle tecnologie industriali, nonché dei
materiali e dei prodotti di cui alla presente legge, con la partecipazione di
esperti e di rappresentanti delle organizzazioni sindacali dei lavoratori
maggiormente rappresentative a livello nazionale, delle imprese, delle
associazioni di protezione ambientale di cui all'articolo 13 della legge 8
luglio 1986, n. 349, delle associazioni dei consumatori e degli utenti
riconosciute per legge, delle università e dei centri ed istituti di ricerca.
Capo III - TUTELA DELL'AMBIENTE E DELLA SALUTE
Art. 8 - Classificazione, imballaggio, etichettatura
1. La classificazione, l'imballaggio e l'etichettatura dell'amianto e dei
prodotti che contengono amianto sono disciplinati dalla legge 29 maggio 1974, n.
256 e successive modificazioni e integrazioni, e dal decreto del Presidente
della Repubblica 24 maggio 1988, n. 215.
Art. 9 - Controllo sulle dispersioni causate dai processi di lavorazione e
sulle operazioni di smaltimento e bonifica
1. Le imprese che utilizzano amianto, direttamente o indirettamente, nei
processi produttivi, o che svolgono attività di smaltimento o di bonifica
dell'amianto, inviano annualmente alle regioni, alle provincie autonome di
Trento e di Bolzano e alle unità sanitarie locali nel cui ambito di competenza
sono situati gli stabilimenti o si svolgono le attività dell'impresa, una
relazione che indichi:
a) i tipi e i
quantitativi di amianto utilizzati e dei rifiuti di amianto che sono oggetto
dell'attività di smaltimento o di bonifica;
b) le attività svolte, i procedimenti applicati, il numero e i dati
anagrafici degli addetti, il carattere e la durata della loro attività e le
esposizioni all'amianto alle quali sono stati sottoposti;
c) le caratteristiche degli eventuali prodotti contenenti amianto;
d) le misure adottate o in via di adozione ai fini della tutela della salute
dei lavoratori e della tutela dell'ambiente.(8)
2. Le unità sanitarie
locali vigilano sul rispetto dei limiti di concentrazione di cui all'articolo 3,
comma 1, e predispongono relazioni annuali sulle condizioni dei lavoratori
esposti, che trasmettono alle competenti regioni e provincie autonome di Trento
e di Bolzano ed al Ministero della Sanità .
3. Nella prima attuazione della presente legge la relazione di cui al comma 1
deve riferirsi anche alle attività dell'impresa svolte nell'ultimo quinquennio
ed essere articolata per ciascun anno.
Art. 10 - Piani regionali e delle province autonome
1. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano adottano, entro
centottanta giorni dalla data di emanazione del decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri di cui all'art. 6, comma 5,(7) piani di protezione
dell'ambiente, di decontaminazione, di smaltimento e di bonifica ai fini della
difesa dai pericoli derivanti dall'amianto.
2. I piani di cui al comma 1 prevedono tra l'altro:
a) il censimento
dei siti interessati da attività di estrazione dell'amianto;
b) il censimento delle imprese che utilizzano o abbiano utilizzato amianto
nelle rispettive attività produttive, nonché delle imprese che operano nelle
attività di smaltimento o di bonifica;
c) la predisposizione di programmi per dismettere l'attività estrattiva
dell'amianto e realizzare la relativa bonifica dei siti;
d) l'individuazione dei siti che devono essere utilizzati per l'attività di
smaltimento dei rifiuti di amianto;
e) il controllo delle condizioni di salubrità ambientale e di sicurezza del
lavoro attraverso i presidi ed i servizi di prevenzione delle unità
sanitarie locali competenti per territorio;
f) la rilevazione sistematica delle situazioni di pericolo derivanti dalla
presenza di amianto;
g) il controllo delle attività di smaltimento e di bonifica relative
all'amianto;
h) la predisposizione di specifici corsi di formazione professionale e il
rilascio di titoli di abilitazione per gli addetti alle attività di
rimozione e di smaltimento dell'amianto e di bonifica delle aree
interessate, che condizionato alla frequenza di tali corsi;
i) l'assegnazione delle risorse finanziarie alle unità sanitarie locali per
la dotazione della strumentazione necessaria per lo svolgimento delle
attività di controllo previste dalla presente legge;
l) il censimento degli edifici nei quali siano presenti materiali o prodotti
contenenti amianto libero o in matrice friabile, con priorità per gli
edifici pubblici, per i locali aperti al pubblico o di utilizzazione
collettiva e per i blocchi di appartamenti.
3. Il piani di cui al
comma 1 devono armonizzarsi con i piani di organizzazione dei servizi di
smaltimento dei rifiuti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 10
settembre 1982, n. 915, e successive modificazioni e integrazioni.
4. Qualora le regioni o le provincie autonome di Trento e di Bolzano non
adottino il piano ai sensi del comma 1, il medesimo adottato con decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro della Sanità , di
concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato e con
il Ministro dell'ambiente, entro novanta giorni dalla scadenza del termine di
cui al medesimo comma 1.
Art. 11 - Risanamento della miniera di Balangero
1. Il Ministro dell'ambiente promuove la conclusione di un accordo di
programma con il Ministero dell'industria, del commercio e dell'artigianato, con
il Ministero della Sanità , con la regione Piemonte, con la comunità montana di
Valle di Lanzo e con il comune di Balangero per il risanamento ambientale della
miniera ivi esistente e del territorio interessato, con priorità di utilizzo dei
lavoratori della medesima miniera nelle attività di bonifica.
2. Per il finanziamento dell'accordo di programma di cui al comma 1 autorizzata,
a carico del bilancio dello Stato, la spesa di lire 30 miliardi in ragione di
lire 15 miliardi per il 1992 e di lire 15 miliardi per il 1993.
3. All'onere derivante dall'attuazione del comma 2, pari a lire 15 miliardi per
l'anno 1992 e a lire 15 miliardi per l'anno 1993, si provvede mediante
corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio
triennale 1992-1994, al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero
del tesoro per l'anno 1992, all'uopo parzialmente utilizzando l'accantonamento
Norme per la riconversione delle produzioni a base di amianto (di cui lire 6,3
miliardi quale limite di impegno dal 1993).
Art. 12 - Rimozione dell'amianto e tutela dell'ambiente
1. Le unità sanitarie locali effettuano l'analisi del rivestimento degli
edifici di cui all'articolo 10, comma 2, lettera l), avvalendosi anche del
personale degli uffici tecnici erariali e degli uffici tecnici degli enti
locali.
2. Con decreto del Ministro della Sanità , da emanare entro centottanta giorni
dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le norme
relative agli strumenti necessari ai rilevamenti e alle analisi del rivestimento
degli edifici, nonché alla pianificazione e alla programmazione delle attività
di rimozione e di fissaggio di cui al comma 3 e le procedure da seguire nei
diversi processi lavorativi di rimozione.(9)
3. Qualora non si possa ricorrere a tecniche di fissaggio, e solo nei casi in
cui i risultati del processo diagnostico la rendano necessaria, le regioni e le
province autonome di Trento e di Bolzano dispongono la rimozione dei materiali
contenenti amianto, sia fioccato che in matrice friabile. Il costo delle
operazioni di rimozione a carico dei proprietari degli immobili.
4. Le imprese che operano per lo smaltimento e la rimozione dell'amianto e per
la bonifica delle aree interessate debbono iscriversi ad una speciale sezione
dell'albo di cui all'art. 10 del decreto- legge 31 agosto 1987 n. 361,
convertito, con modificazioni, dalla legge 29 ottobre 1987, n. 441. Il Ministro
dell'ambiente, di concerto con il Ministro dell'industria del commercio e
dell'artigianato, stabilisce con proprio decreto, da emanare entro centottanta
giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, i requisiti, i
termini, le modalità e i diritti di iscrizione. Le imprese di cui al presente
comma sono tenute ad assumere, in via prioritaria, il personale gi addetto alle
lavorazioni dell'amianto, che abbia i titoli di cui all'articolo 10, comma 2,
lettera h), della presente legge.
5. Presso le unità sanitarie locali istituito un registro nel quale indicata la
localizzazione dell'amianto fioccato o in matrice friabile presente negli
edifici. I proprietari degli immobili devono comunicare alle unità sanitarie
locali i dati relativi alla presenza dei materiali di cui al presente comma. Le
imprese incaricate di eseguire lavori di manutenzione negli edifici sono tenute
ad acquisire, presso le unità sanitarie locali, le informazioni necessarie per
l'adozione di misure cautelative per gli addetti. Le unità sanitarie locali
comunicano alle regioni e alle provincie autonome di Trento e di Bolzano i dati
registrati, ai fini del censimento di cui all'art. 10, comma 2, lettera l).
6. I rifiuti di amianto sono classificati tra i rifiuti speciali, tossici,
nocivi, ai sensi dell'art. 2 del decreto del Presidente della Repubblica 10
settembre 1982, n. 915, in base alle caratteristiche fisiche che ne determinano
la pericolosità , come la friabilità e la densità .(3)
CAPO IV - MISURE DI SOSTEGNO PER I LAVORATORI
Art. 13 - Trattamento straordinario di integrazione salariale e pensionamento
anticipato
1. Ai lavoratori occupati in imprese che utilizzano ovvero estraggono
amianto, impegnate in processi di ristrutturazione e riconversione produttiva,
concesso il trattamento straordinario di integrazione salariale secondo la
normativa vigente.
2. Con effetto fino a settecentotrenta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge i lavoratori occupati nelle imprese di cui al comma 1,
anche se in corso di dismissione o sottoposte a procedure fallimentari, e che
possano far valere nell'assicurazione generale obbligatoria per l'invalidità ,
la vecchiaia ed i superstiti almeno trenta anni di anzianità assicurativa e
contributiva agli effetti delle disposizioni previste dall'articolo 2##2, primo
comma, lettere a) e b), della legge 30 aprile 1969, n. 153, e successive
modificazioni, hanno facoltà di richiedere la concessione di un trattamento di
pensione secondo la disciplina di cui al medesimo articolo 22 della legge 30
aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni, con una maggiorazione
dell'anzianità assicurativa e contributiva pari al periodo necessario per la
maturazione del requisito dei trentacinque anni prescritto dalle disposizioni
sopra richiamate, in ogni caso non superiore al periodo compreso tra la data di
risoluzione del rapporto e quella del compimento di sessanta anni, se uomini o
cinquantacinque anni se donne.
3. Il Comitato interministeriale per la programmazione economica (CIPE), su
proposta del Ministro del lavoro e della previdenza sociale , sentito il
Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato, individua i criteri
per la selezione delle imprese di cui al comma 1 e determina entro il limite di
seicento unità , il numero massimo di pensionamenti anticipati.(10)
4. Le imprese, singolarmente o per gruppo di appartenenza, rientrati nei criteri
di cui al comma 3 che intendono avvalersi delle disposizioni del presente
articolo, presentano programmi di ristrutturazione e riorganizzazione e
dichiarano l'esistenza e l'entità delle eccedenze strutturali di manodopera,
richiedendone l'accertamento da parte del CIPE, unitamente alla sussistenza dei
requisiti di cui al comma 2.
5. La facoltà di pensionamento anticipato pu essere esercitata da un numero di
lavoratori non superiore a quello delle eccedenze accertate dal CIPE. I
lavoratori interessati sono tenuti a presentare all'impresa di appartenenza
domanda irrevocabile per l'esercizio della facoltà di cui al comma 2 del
presente articolo, entro trenta giorni dalla comunicazione all'impresa stessa o
al gruppo di imprese degli accertamenti del CIPE, ovvero entro trenta giorni
dalla maturazione dei trenta anni di anzianità di cui al medesimo comma 2, se
posteriore. L'impresa entro dieci giorni dalla scadenza del termine trasmette
all'Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS) le domande dei
lavoratori, in deroga all'articolo 22, primo comma, lettera c), della legge 30
aprile 1969, n. 153, e successive modificazioni. Nel caso in cui il numero dei
lavoratori che esercitano la facoltà di pensionamento anticipato sia superiore a
quello delle eccedenze accertate, l'impresa opera una selezione in base alle
esigenze di ristrutturazione e riorganizzazione. Il rapporto di lavoro dei
dipendenti le cui domande sono trasmesse all'INPS si estingue nell'ultimo giorno
del mese in cui l'impresa effettua la trasmissione.
6. Per i lavoratori delle miniere o delle cave di amianto il numero di settimane
coperto da contribuzione obbligatoria relativa ai periodi di prestazione
lavorativa ai fini del conseguimento delle prestazioni pensionistiche
moltiplicato per il coefficiente di 1,5.
7. Ai fini del conseguimento delle prestazioni pensionistiche per i lavoratori,
che abbiano contratto malattie professionali, a causa dell'esposizione
all'amianto documentate dall'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli
infortuni sul lavoro (INAIL), il numero di settimane coperto da contribuzione
obbligatoria relativa a periodi di prestazione lavorativa per il periodo di
provata esposizione all'amianto moltiplicato per il coefficiente di 1,5.(11)
8. Per i lavoratori che siano stati esposti all'amianto per un periodo superiore
a 10 anni, l'intero periodo lavorativo soggetto all'assicurazione obbligatoria
contro le malattie professionali derivanti dall'esposizione all'amianto, gestita
dall'Inail, moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il
coefficiente di 1,5.(11)
9. Ai dipendenti delle miniere o delle cave di amianto o delle imprese di cui al
comma 1, anche se in corso di dismissione o sottoposte a procedure fallimentari
o fallite, che possano far valere i medesimi requisiti di anzianità contributiva
previsti dal comma 2 presso l'Istituto nazionale di previdenza per i dirigenti
di aziende industriali (INPDAI) dovuto, all'Istituto medesimo, a domanda e a
decorrere dal primo giorno del mese successivo a quello della risoluzione del
rapporto di lavoro, l'assegno di cui all'articolo 17 della legge 23 aprile 1981,
n. 155. L'anzianità contributiva dei dirigenti ai quali corrisposto il predetto
assegno aumentata di un periodo pari a quello compreso tra la data di
risoluzione del rapporto di lavoro e quella del compimento di sessanta anni, se
uomini, e cinquantacinque se donne.
10. La gestione di cui all'articolo 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88,
corrisponde al Fondo pensioni lavoratori dipendenti per ciascun mese di
anticipazione della pensione una somma pari all'importo risultante
dall'applicazione dell'aliquota contributiva in vigore per il Fondo medesimo
sull'ultima retribuzione annua percepita da ciascun lavoratore interessato,
ragguagliata a mese, nonché una somma pari all'importo mensile della pensione
anticipata, ivi compresa la tredicesima mensilità . L'impresa, entro trenta
giorni dalla richiesta da parte dell'INPS, tenuta a corrispondere a favore della
gestione di cui all'art. 37 della legge 9 marzo 1989, n. 88, per ciascun
dipendente che abbia usufruito del pensionamento anticipato, un contributo pari
al trenta per cento degli oneri complessivi di cui al presente comma, con
facoltà di optare per il pagamento del contributo stesso, con addebito di
interessi nella misura del dieci per cento in ragione danno, in un numero di
rate mensili, di pari importo, non superiore a quello dei mesi di anticipazione
della pensione.
11. Nei territori di cui all'articolo 1 del testo unico delle leggi sugli
interventi nel Mezzogiorno, approvato con decreto del Presidente della
Repubblica 6 marzo 1978, n. 218, e successive modificazioni, nonché nelle zone
industriali in declino, individuate dalla decisione della commissione delle
Comunità europee del 21 marzo 1989 (89/288/CEE), ai sensi del regolamento CEE n.
2052/88 del Consiglio, del 24 giugno 1988, il contributo di cui al comma 10 del
presente articolo ridotto al venti per cento. La medesima percentuale ridotta si
applica altresì nei confronti delle imprese assoggettate alle procedure
concorsuali di cui alle disposizioni approvate con regio decreto 16 marzo 1942
n. 267, e successive modificazioni, e al decreto- legge 30 gennaio 1979, n. 26,
convertito, con modificazioni , dalla legge 3 aprile 1979, n. 95 e successive
modificazioni e integrazioni, e al relativo pagamento si applica l'articolo 111,
primo comma, n. 1), delle disposizioni approvate con il citato regio decreto 16
marzo 1942, n. 267.
12. All'onere derivante dall'attuazione del presente articolo, pari a lire 6
miliardi per il 1992, lire 60 miliardi per il 1993 e lire 44 miliardi per il
1994 si provvede mediante corrispondente riduzione degli stanziamenti iscritti,
ai fini del bilancio triennale 1992-1994, al capitolo 6856 dello stato di
previsione del Ministero del tesoro per l'anno 1992, all'uopo parzialmente
utilizzando, per il 1992, l'accantonamento Finanziamento di un piano di
pensionamenti anticipati e per il 1993 e il 1994, l'accantonamento interventi in
aree di crisi occupazionale.
13. Il Ministro del tesoro autorizzato ad apportare, con propri decreti, le
conseguenti variazioni di bilancio.
CAPO V - SOSTEGNO ALLE IMPRESE
Art. 14 - Agevolazioni per l'innovazione e la riconversione produttiva
1. Le imprese singole o associate, che utilizzano amianto e quelle che
producono materiali sostitutivi dell'amianto, possono accedere al Fondo speciale
rotativo per l'innovazione tecnologica di cui all'articolo 14 della legge 17
febbraio 1982, n. 46, per l'attuazione di programmi di innovazione tecnologica
finalizzata alla riconversione delle produzioni a base di amianto e allo
sviluppo e alla produzione di materiali innovativi sostitutivi dell'amianto.
2. Le imprese, singole o associate, che intraprendono attività di innovazione
tecnologica, concernenti lo smaltimento dei rifiuti di amianto, la
trasformazione dei residui di lavorazione e la bonifica delle aree interessate,
sono ammesse, ai sensi del comma 1, al finanziamento dei relativi programmi.
3. Presso il Ministero dell'industria , del commercio e dell'artigianato
istituito il Fondo speciale per la riconversione delle produzioni di amianto.
4. Il Comitato interministeriale per il coordinamento della politica industriale
(CIPI), entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, stabilisce le condizioni di ammissibilità e le priorità di accesso ai
contributi del fondo di cui al comma 3 e determina i criteri per l'istruttoria
delle domande di finanziamento.(12)
5. Le disponibilità del Fondo di cui al comma 3 sono destinate alle concessione
di contributi in conto capitale alle imprese che utilizzano amianto, per
programmi di riconversione produttiva che prevedano la dismissione dell'amianto
e il reimpiego della manodopera, ovvero per la cessazione dell'attività sulla
base di programmi concordati con le organizzazioni sindacali dei lavoratori
maggiormente rappresentative.
6. Il Ministro dell'Industria, del Commercio e dell'Artigianato stabilisce con
proprio decreto da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore
della presente legge, le modalità e i termini per la presentazione delle domande
di finanziamento e per la erogazione dei contributi.(13)
7. Il contributo in conto capitale di cui al comma 5 può essere elevato fino al
dieci per cento del contributo erogabile a favore delle imprese di cui al
medesimo comma 5 che non facciano ricorso alla cassa integrazione guadagni.
8. E autorizzato a carico del bilancio dello Stato il conferimento al fondo di
cui al comma 3 della somma di lire 50 miliardi in ragione di lire 15 miliardi
per il 1992 e di lire 35 miliardi per il 1993.
9. All'onere derivante dall'attuazione del comma 8, pari a lire 15 miliardi per
il 1992 e a lire 35 miliardi per il 1993, si provvede mediante corrispondente
riduzione dello stanziamento iscritto ai fini del bilancio triennale 1992-1994,
al capitolo 9001 dello stato di previsione del Ministero del Tesoro per l'anno
1992, all'uopo parzialmente utilizzando l'accantonamento Norme per la
riconversione delle produzioni a base di amianto (di cui lire 6,3 miliardi quale
limite di impegno dal 1993).
10 Il CIPI, su proposta del Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato, può riconoscere carattere di priorità ai programmi di cui ai
commi 1 e 2.
Nuova pagina 1
Manufatti in
cemento-amianto
G. Carotenuto*, M. Lavorgna*, M. Palumbo**,
L. Nicolais*
* Ist. di Tecnologia dei Materiali Compositi - Università di Napoli "Federico II"
** Dip. di Ingegneria dei Materiali e della Produzione - Università di Napoli
"Federico II"
Con la legge 257/92 sono state definite
le norme applicative relative alla cessazione dell'estrazione,
dell'importazione, della produzione, della commercializzazione ed dell'impiego
di tutti i tipi di amianto. Tale disposizione si è resa necessaria dopo che
l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha verificato la correlazione tra
l'esposizione a fibre di amianto e alcune patologie a carico dell'apparato
respiratorio (asbestosi, mesotelioma e cancro polmonare). Nonostante la messa al
bando, l'amianto rappresenta ancora un potenziale rischio in quanto è molto
diffuso, essendo stato considerato per anni un materiale estremamente versatile,
a basso costo e con estese e svariate applicazioni. In Italia il settore che ha
impiegato i maggiori quantitativi di amianto è quello dell'edilizia dove oltre
il 70% dell'amianto disponibile a livello nazionale è stato impiegato
principalmente per la realizzazione di manufatti in cemento-amianto. Con tale
materiale sono stati realizzati
tubi per acquedotti o
fognature,
tegolature,
canne fumarie,
serbatoi per acqua o altri liquidi,
intonaci ma soprattutto
lastre piane o ondulate (Fig. 1) utilizzate rispettivamente per rivestimenti e
coperture.
In questo lavoro si vuole presentare una breve panoramica delle caratteristiche
dei materiali in cemento-amianto utilizzati in edilizia per rivestimenti e
coperture, e delle problematiche connesse con la gestione della loro presenza
nella struttura.
Fig. 1 - Lastre curve in amianto-cemento fessurate.
L'amianto, chiamato anche asbesto, è un minerale naturale a struttura fibrosa
appartenente alla classe chimica dei silicati e alla serie mineralogiche del
serpentino e degli anfibioli. Sotto il nome di amianto sono compresi i seguenti
composti: il Crisotilo (amianto di Serpentino), la Crocidolite, l'Amosite, la
Tremolite, l'Anofillite e l'Actinolite (amianti di Anfibolo). I primi tre tipi
di amianto sono quelli un tempo maggiormente utilizzati in edilizia
principalmente come componenti dell'impasto con cemento. L'amianto crisotilo,
rappresentante circa il 95% degli amianti estratti nel mondo, si differenzia
dagli altri per la lunghezza e la flessibilità delle fibre, per la resistenza
alla tensione di trazione e per l'elevato grado di resistenza alle alte
temperature.
L'amianto crisotilo, infatti, perde la sua acqua di cristallizzazione e la sua
struttura originaria ad una temperatura di circa 700°C, passandoallo stato
firoso a quello amorfo. Le fibre sono raggruppate in fasci ed ognina di esse
presenta la caratteristica di potersi frazionare, longitudinalmente, in fibre di
diametro via via più piccolo. La crocidolite, o amianto blu, differisce
ampiamente dall'amianto crisotilo sia per l'aspetto fisico, sia per la
composizione chimica: infatti nella sua molecola sono presenti anche ferro e
sodio. Le sue fibre hanno un aspetto aghiforme e si frazionano longitudinalmente
con maggiore facilità risultando, perciò, più pericolose. L'amosite presenta una
composizione chimica simile a quella della crocidolite con magnesio in luogo del
sodio ed una maggiore concentrazione di ossido di ferro, che le conferisce un
caratteristico colore bruno. L'amosite e la crocidolite presentano una buona
resistenza agli acidi e sono stati utilizzati principalmente nella produzione di
cemento amianto per tubazioni o condotte in quanto assicuravano anche il
rinforzo alla tenuta di circonferenza.
L'impasto tra cemento ed amianto, ora vietato dalla suddetta legge 257/92, era
caratterizzato da una giusta plasticità e consistenza ad umido così da
consentire la formazione di lastre con macchine a feltro continuo, denominate
macchine Hatschek, molto simili a quelle per la produzione della carta. La
tecnologia di produzione sfruttava alcune proprietà delle fibre di amianto
quali:
buona dispersione delle fibre al fine di ottenere un impasto omogeneo con
presenza di fibre in tutte le direzioni;
buona ritenzione delle particelle cementizie per assicurare un alto peso
specifico e, conseguentemente, una buona resistenza meccanica.
La formulazione dell'impasto per le lastre in cemento-amianto conteneva dal 10
al 16% di crisotilo con modeste percentuali di crocidolite e/o amosite per
favorire la dispersione delle fibre e il rinforzo della struttura. Per quanto
riguarda il cemento si è sempre utilizzato il portland ordinario ad alto
contenuto di silicato bicalcico e, contemporaneamente, a basso contenuto di
alluminato tricalcico per ottimizzare la plasticità e la lavorabilità
dell'impasto.
L'amianto-cemento risultante era molto resistente alla trazione ed alla
compressione e possedeva una notevole leggerezza (Tabella 1) che favoriva
sicuramente tutte le attività di messa in opera dei manufatti nonché la
realizzazione di strutture portanti puù snelle. L'efficienza del rinforzo
fibroso dipendeva dalla lunghezza delle fibre, dalla capacità di creare legami
secondari interfacciali con la matrice, dal volume delle fibre stesse e dal loro
grado di allineamento. In considerazione del processo produttivo, le fibre di
amianto risultavano allora, così come adesso nei manufatti non degradati,
saldamente inglobate nella matrice cementizia (Fig. 2). Inoltre sulle superfici
esposte, grazie all'adozione dell'anidride carbonica ed alla carbonatazione
dell'idrossido di calcio presente nella pasta cementizia appena indurita, si
formava uno strato di carbonato di calcio che rendeva più compatta la superficie
stessa e, almeno nell'immediato, non consentiva il rilascio di fibre
nell'ambiente.
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Zona di produzione: l'azienda agricola vallesanta è situata a pochi chilometri da orvieto, sulle colline prospicienti il lago di corbara, lungo il fiume tevere, sopra la strada da orvieto a todi, nella zona di produzione del vino di orvieto più antica e reputata migliore, denominata "classica".Una villa patrizia risalente ai tempi di roma imperiale, dominava probabilmente le colline oggi ricoperte di vigneti ed oliveti.Ritrovamenti e reperti della civiltà etrusca e romana fanno ritenere che, in questo territorio, già a quei tempi venivano privilegiate le colture della vite e dell'olivo.A valle, sul fiume tevere, i resti di un antico porto romano testimoniano la spedizione di questi prodotti agricoli verso roma.Nel periodo medievale, lungo il corso del fiume, diversi castelli con torri di avvistamento proteggevano i confini del territorio di orvieto e todi.Il nostro castello di monticello era uno di questi: nel suo borgo risiedevano circa cento persone, occupate anche nel lavoro dei campi circostanti sempre coltivati con viti, olivi e cereali.Vigneti: l'azienda ha una superficie complessiva di oltre 75 ettari, di cui circa 50 ettari sono a vigneti specializzati, oltre ad oliveti ed altre produzioni marginali.Nuovi vigneti sono in fase di impianto, seguendo esperienze e metodi innovativi.La natura calcareo-argillosa dei terreni della azienda, la loro posizione collinare, il microclima positivamente influenzato dal lago sottostante che funge da volano termico impedendo repentine variazioni di temperatura, la continua sperimentazione e applicazione agronomica, permettono la produzione di uve di eccellente qualità , premessa essenziale per ottenere poi ottimi vini.I vini messi in bottiglia provengono esclusivamente da uve prodotte nella azienda.La vinificazione viene effettuata separatamente per ogni vigneto, nell'assoluto rispetto delle loro differenti caratteristiche.La produzione principale è costituita dall'orvieto classico d.O.C.Secco, amabile e dolce, con diverse "selezioni".Qualità differenti di uve (chardonnay, sauvignon, sà©millon, riesling renano, moscato, cabernet sauvignon, cabernet franc, pinot nero), quasi sempre in uvaggio con quelle tradizionali delle nostre zone, danno origine ad prof vini, bianchi e rossi, di notevole personalità e prestigio.Cantina: la vinificazione delle uve è effettuata nella cantina aziendale posta nel mezzo dei vigneti, osservando la giusta norma che il vino "sente il luogo dove nasce".Essa è di recente costruzione e dotata di modernissime attrezzature.Le uve bianche, immediatamente dopo la raccolta, vengono sottoposte ad una differenziata diraspatura e pigiatura con pigiatrice tedesca amos e poi ad una pressatura soffice con pressa pneumatica willmes, alcune successivamente ad una breve macerazione a freddo.I diversi tipi di mosto vengono "staticamente" raffreddati direttamente nei serbatoi inox per le opportune defecazioni, quindi fermentano a temperature controllate da 15 a 20° c.Alcuni vini particolari vengono fermentati e/o passati in barili di legno francesi da lt. 225.Il successivo imbottigliamento è effettuato con sistema assolutamente "sterile", senza pastorizzazione, nel massimo rispetto delle qualità originali dei vini prodotti: filtrazione sterile seitz, microfiltrazione millipore, imbottigliamento sterile con metodo ed attrezzature seitz.In definitiva, prof nelle fasi precedenti, si continuano a privilegiare i trattamenti "fisici" al prodotto, evitando interventi con sostanze chimiche.Tutto questo per rispettare al massimo i caratteri naturali dei vini e la loro assoluta genuinità , dotandoli anche di grande piacevolezza e gradita bevibilità .Sia il settore agronomico che quello enologico sono posti sotto la direzione del dott.Maurizio castelli.Commercializzazione: la attuale produzione media annua della azienda è di circa n. 350.000.- bottiglie.Oltre il 50% del prodotto viene commercializzato nei principali mercati esteri (stati uniti, canada, brasile, giappone, australia, singapore, emirati arabi, gran bretagna, germania, belgio, olanda, francia, spagna, austria, svizzera, ecc.).
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