Esempio
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MICROSCOPIA ELETTRONICA A
SCANSIONE
Nel
microscopio elettronico a scansione
(SEM) una "sonda" molto sottile di elettroni con energia fino a 30 keV
viene focalizzata sulla superficie del campione all’interno del microscopio e
viene indotta a esercitare una scansione in forma di una successione di linee
parallele. Alcuni fenomeni si verificano sulla superficie sottoposta all’impatto
degli elettroni; i più importanti per la microscopia elettronica sono: 1)
l’emissione di elettroni secondari con energie di qualche decina di eV, 2) la
riemissione o riflessione di elettroni ad alta energia o retrodiffusi
appartenenti al raggio primario.
La configurazione e la disposizione dei
rivelatori dei due tipi di elettroni emessi è tale che vengono sfruttate al
meglio le peculiarità del meccanismo di emissione. In particolare gli elettroni
secondari vengono utilizzati per la costruzione di immagini ingrandite fino a
200.000x e risolte fino a 5nm grazie al fatto che a causa della bassa energia di
cui sono dotati provengono dagli strati più superficiali del campione mentre gli
elettroni primari servono all’identificazione della presenza di composti diversi
in un campione eterogeneo essendo la intensità con cui emergono è una funzione
diretta del numero atomico medio della sostanza investita dal raggio primario.
La corrente elettronica emessa è raccolta dai rivelatori e amplificata
contemporaneamente alla scansione del fascio elettronico sul campione, le
variazioni nella forza del segnale risultante sono usate per variare la
brillantezza della traccia del raggio elettronico che fa una scansione su uno
schermo fluorescente sincronica con il raggio elettronico sul campione.
L’ingrandimento prodotto dal microscopio
elettronico a scansione è il rapporto tra le dimensioni tra l’immagine finale
prodotta ed il campo esplorato dal fascio elettronico sul campione. Normalmente
l’ingrandimento può andare da 10 a 200.000x ed il potere risolutivo può
spingersi fino a 4nm ( 40 Ångstrom).
La microanalisi
L’analisi chimica (microanalisi) nel
microscopio elettronico (SEM) a scansione viene realizzata misurando l’energia e
la distribuzione delle intensità dei raggi X generati dal fascio elettronico sul
campione utilizzando un rivelatore a dispersione di energia EDS (
spettrometria per dispersione di energia). L’analisi che viene prodotta può
essere sia dell’area che in quel momento viene ingrandita, oppure, fermando la
scansione del fascio elettronico, di un punto di interesse sulla superficie del
campione (microanalisi). Dato che la porzione di spazio eccitata dal fascio
elettronico, che produce lo spettro X, è un intorno del punto di pochi micron,
il SEM+EDS è un potente mezzo di indagine su solidi chimicamente disomogenei a
scala microscopica.
(Le due precedenti schede sono
a cura del Centro Interdipartimentale di servizi di Microscopia Elettronica e
MicroAnalisi M.E.M.A., dell’Università di Firenze)
Principi di funzionamento
del SEM. L'immagine fornita da un microscopio elettronico viene formata in
un tubo a raggi catodici sincronizzato con un fascio di particelle cariche,
soprattutto elettroni, che operano una scansione sulla superficie dell'oggetto.
Gli elettroni vengono generati
da una sorgente che emette particelle cariche per effetto termoionico e che è
costituita, in generale da un filamento di W o esaboruro di lantanio. Gli
elettroni vengono accelerati da una differenza di potenziale variabile tra 0.3 e
30 KV. Quindi un sistema di lenti elettromagnetiche fornisce nel piano del
campione un'immagine rimpicciolita della sorgente. Gli elettroni passano nel
sistema di scansione dove sono deflessi da campi magnetici che permettono una
scansione della superficie del campione.
Il fascio di elettroni che incide sul campione ha un movimento sincronizzato con
il fascio di elettroni che eccita gli elementi fluorescenti dello schermo
permettendo così di visualizzare l'immagine.
Gli elettroni del fascio incidente, primari, danno luogo a vari effetti, quali
l'emissione di elettroni secondari e retrodiffusi, che costituiscono due dei
segnali più comunemente usati, raggi X e radiazione nelle regioni UV, visibile e
IR.
Per l'osservazione di un campione, è necessario creare il vuoto all'interno del
microscopio (P = 10-4 / 10-5 mbar) in modo da ridurre l'interazione tra
elettroni e molecole di gas. La risoluzione spaziale ottenibile in immagini da
elettroni retrodiffusi è inferiore a quella ottenibile con gli elettroni
secondari. Tuttavia le immagini da elettroni retrodiffusi consentono di ottenere
il cosiddetto contrasto di fase, cioè la distribuzione spaziale delle varie fasi
presenti nel campione.
La forma del volume di emissione degli elettroni backscatterati dipende, a
parità di energia degli elettroni incidenti, dal numero atomico medio del
campione. Questo fatto viene impiegato soprattutto nell'analisi di materiali
compositi dove la diversità di numero atomico viene visualizzata con diverse
tonalità di grigio: i campioni e le regioni dei campioni emettono tanto
maggiormente elettroni retrodiffusi quanto maggiore è il loro numero atomico
medio e perciò appaiono più chiare nelle immagini.
Ingrandimento. Il microscopio a scansione permette ingrandimenti da 10 a
200000 volte. L'ingrandimento è dato dal rapporto tra lunghezza del display e
lunghezza dell'area sottoposta a scansione.
Potere di risoluzione. La risoluzione di un microscopio a scansione,
minima distanza tra due particolari di un'immagine che possono essere
distintamente osservati, dipende da vari fattori quali la lunghezza d'onda della
radiazione usata per l'osservazione, poiché due oggetti distanti tra loro meno
di una lunghezza d'onda si comportano, a tutti gli effetti, come un unico centro
di diffusione. La risoluzione di un SEM è limitata a 200 Ǻngstrom.
Profondità di campo. La profondità di campo, minima e massima distanza di
focalizzazione, è notevole per il SEM. La profondità di campo può essere
migliorata riducendo la divergenza del fascio (operando, ad esempio, sulle
dimensioni dell'apertura finale).
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BONIFICA
AMIANTO
|
EVOLUZIONE
NORMATIVA E TECNICA PER LA BONIFICA E SMALTIMENTO DEL
CEMENTO-AMIANTO |
|
di Luca D'Alessandris
- Consulente problematiche ambientali - RIFIUTI - |
|
aderente alla
Lega Italiana Consulenti Ambientali (LICA) |
REQUISITI DI PERICOLOSITA' DEI MATERIALI E RIFIUTI
CONTENENTI AMIANTO E DEL CEMENTO-AMIANTO
La pericolosità dei materiali contenenti amianto, dipende
dall'eventuale rilascio di fibre nell'ambiente, l'inalazione delle fibre stesse
provoca malattie dell'apparato respiratorio (asbestosi,
carcinoma polmonare e
mesotelioma).
Il rischio aumenta con l'aumentare della friabilità del
materiale contenente amianto, infatti i materiali friabili possono liberare le
fibre spontaneamente, ad esempio a causa di infiltrazioni di acqua, correnti
d'aria (forti venti), vibrazioni dei materiali che lo contengono.
I materiali ancora compatti o poco friabili possono liberare
le fibre di amianto sole se danneggiati, resi pulverolenti facendo uso di
attrezzi quali: trapani,
smerigliatrici, lime ecc.
METODOLOGIA DI CAMPIONAMENTO
Per valutare la quantità di
fibre aerodisperse si deve fare
ricorso a:
-
Preliminare valutazione visiva delle condizioni generali
di friabilità dei materiali contenenti amianto
-
Misurazione della concentrazione di fibre aerodisperse
mediante idonei strumenti quale lo spettrofotometro (Perkin Elmer Paragon
500 ), capace di rilevare l'indice di rilascio (I.R.), posizionandolo per
diverse ore del giorno in diversi punti dell'ambiente
-
Rilievo fotografico a colori del materiali e dell'intera
ubicazione
-
Prelievo di campioni con diverse caratteristiche di
friabilità o compattezza
-
Riparazione del punto ove si è provveduto al prelievo dei
campioni, con sigillanti o incapsulanti
-
Compilazione della scheda tecnica di prelievo contenenti
tutte le notizie utili per l'esatta valutazione.
Durante il prelievo dei campioni o il rilievo
spettrofonometrico, è necessario dotarsi di tutti i dispositivi di sicurezza
previsti per la rimozione: maschera tipo P3, guanti a polsino chiuso, tuta Tyvek
usa e getta) ed attrezzatura - impiantistica (docce- spogliatoio).
LA RIMOZIONE DEI MATERIALI CONTENENTI AMIANTO (di
seguito MCA)
La scelta del tipo di bonifica da effettuare è complessa ed è
legata principalmente allo stato di conservazione dei materiali contenenti
amianto (MCA).
La rimozione ha il vantaggio di eliminare ogni rischio futuro
di contaminazione, sostituendo i MCA con materiali di nuova concezione non
contenenti amianto;
Si corre però il rischio di contaminare l'ambiente di
fibre aerodisperse, di sottoporre gli addetti alla rimozione al rischio di
contaminazione se non vengono rispettate le norme di sicurezza.
Per rimuovere i MCA è necessario rispettare le disposizioni
legislative e regolamentari che si sono susseguiti negli anni.
Gli adempimenti riguardano il produttore (in principal modo),
il trasportatore, e lo smaltitore.
Il produttore deve effettuare:
-
Rilievo spettrofotometrico
-
certificato di analisi chimico-fisiche del MCA,
-
compilazione del
registro di carico e scarico,
-
scelta della ditta specializzata alla rimozione, del
trasportatore ed impianto autorizzato allo smaltimento,
-
compilazione del piano di lavoro da presentare alla ASL
per la preventiva autorizzazione (da rilasciare entro i 90 gg. dalla
presentazione).
(La discarica rilascerà l'attestazione di avvenuto
smaltimento, che il produttore consegnerà alla ASL che ha autorizzato la
rimozione).
Per la rimozione dei MCA è necessario attenersi a quanto
previsto dal piano di lavoro autorizzato dalla ASL, le tecniche (All. al DM
6/9/94) prevedono il rispetto alla salute degli addetti ai lavori dell'ambiente
circostante:
-
Deve essere realizzata una idonea recinzione per
l'isolamento dell'area nella quale viene effettuata la bonifica
-
La zona deve essere sgombrata di qualsiasi mobile,
attrezzatura, impianto mobile, gli impianti che non possono essere spostati
devono essere adeguatamente coperti con fogli di plastica
-
Deve essere disattivato e protetto qualsiasi impianto di
aspirazione, ventilazione, riscaldamento.
-
La pavimentazione e le pareti dovranno essere coperti con
più fogli di polietilene uniti tra di loro.
-
Deve essere predisposta una uscita di sicurezza,
realizzata in modo tale da non compromettere l'isolamento dell'area di
rimozione.
-
Deve essere realizzato un impianto di illuminazione (se
necessario) di tipo stagno che successivamente verrà smaltito quale rifiuto
contaminato da amianto.
-
Deve essere realizzato un sistema di aspirazione nella
zona di rimozione dei MCA, con filtri di contenimento delle fibre
aerodisperse, inoltre deve mettere sotto pressione l'area stessa onde
evitare che si verifichino flussi d'aria dall'esterno all'interno; tale
impianto deve restare in funzione 24 ore su 24.
-
Dovrà essere approntato un sistema di decontaminazione
del personale composto da 4 zone: Locale di equipaggiamento, locale doccia,
chiusa d'aria, spogliatoio incontaminato.
-
Collaudo degli impianti sopra descritti.
-
Informare il personale del lavoro da eseguire con tutti i
rischi connessi, consegnando loro anche copia del piano di lavoro
autorizzato dalla ASL.
-
Dotare il personale addetto dell'equipaggiamento di
protezione previsto (maschere, tute, guanti).
-
Rispettare le procedure di movimentazione dei MCA
previste dalle norme tecniche.
-
Bagnare il MCA con acqua (a bassa pressione) o con
sigillanti a spruzzo (l'acqua di risulta deve essere smaltita presso idoneo
impianto di trattamento).
-
Inizio della rimozione con attrezzi manuali che non
compromettano la solidità delle superfici, evitando così di produrre fibre
aerodisperse nell'ambiente di lavoro; si inizia con la rimozione grossolana
dei MCA e successivamente con la rimozione dei materiali residui più
friabili, applicando ulteriore materiale sigillante a spruzzo.
-
Imballaggio dei MCA effettuato con accorgimenti atti alla
riduzione di pericolo di rotture accidentali durante la movimentazione ed il
trasporto; il materiale deve essere contenuto in doppio imballaggio, il
primo deve essere un sacco di adeguato spessore, il secondo un contenitore
rigido o altro sacco, ogni sacco non deve eccedere i 30 kg di peso, e non
deve essere riempito oltre i 2/3.
L'aria in eccesso dovrebbe essere aspirata ed i sacchi
sigillati con termosaldatura; i contenitori devono essere etichettati; il
secondo sacco o altro contenitore non deve mai essere introdotto nell'area
di rimozione ma solo nell'area incontaminata, onde evitare la
contaminazione esterna delle pareti.
RIVESTIMENTI INCAPSULANTI PER M.C.A.
L'incapsulamento rispetto alla rimozione comporta un
minor rischio per i lavoratori addetti e per l'inquinamento di fibre
aerodisperse nell'ambiente, inoltre richiede tempi e costi più contenuti
rispetto alla rimozione, i MCA non devono essere sostituiti ma vengono
bonificati attraverso sostanze impregnanti, è questo l'unico svantaggio,
ovvero, la permanenza dei MCA nell'edificio. Deve essere programmata una
verifica dello strato di protezione (incapsulante) negli anni, e se
necessario, a causa di alterazione o danneggiamento deve essere ripetuta
l'applicazione del prodotto incapsulante.
Con il Decreto Ministeriale 20 Agosto 1999, vengono
stabilite una serie di procedure da attuare per il rivestimento incapsulante
dei MCA, vengono fissate delle procedure preliminari, i requisiti minimi dei
rivestimenti incapsulanti, e gli adempimenti in conformità a quanto già
fissato dal Decreto ministeriale 6 settembre 1994.
Come definito dal decreto in esame, i prodotti
incapsulanti possono essere 1) penetranti - 2) ricoprenti; per ciclo
incapsulante si intende la sequenza di operazioni finalizzate alla
realizzazione di in rivestimento incapsulante.
E' necessario (nella fase preliminare) valutare lo stato
di conservazione del manufatto contenente amianto, per meglio scegliere il
prodotto da applicare, se sono presenti delle parti friabili è necessario
applicare dei prodotti impregnati (penetrando lega le fibre di amianto tra
di loro e con la matrice cementizia), se invece il manufatto si presenta
solido o poco friabile è sufficiente applicare un prodotto ricoprente, che
forma una spessa membrana sulla superficie del manufatto.
Durante la predisposizione del manufatto al rivestimento
incapsulante, è necessario evitare (attraverso abrasioni, tagli ecc.) la
dispersione delle fibre in amianto, devono essere utilizzate le attrezzature
e gli accorgimenti di sicurezza previsti per la rimozione (tute, guanti,
maschere con filtro tipo P3).
Le eventuali acque utilizzate per il lavaggio devono
essere opportunamente trattate, mentre eventuali rifiuti contenenti amianto
devono essere smaltiti nel rispetto della normativa vigente,
(classificazione, e destinazione a soggetto autorizzato).
Sono vietate le operazioni preliminari di preparazione
all'incapsulamento di manufatti in cemento-amianto in ambienti confinati.
Le caratteristiche prestazionali dei vari tipi di
rivestimenti incapsulanti, si distinguono soprattutto per il maggiore o
minore spessore, inoltre, 1) a vista all'esterno, 2) a vista all'interno, 3)
non a vista (se utilizzato per interventi di confinamento), 4) ausiliario
(se applicato per evitare la dispersione di fibre nell'ambiente in fase di
interventi di rimozione o durante le operazioni di movimentazione del
manufatto o confinamento).
Anche per il rivestimento incapsulante è necessario
chiedere il nulla-osta per l'intervento alla ASL di competenza territoriale,
allegando ad essa l'attestazione di conformità per il prodotto utilizzato
per l'incapsulamento alle norme UNI 10686 e UNI 10687.
Gli strati di prodotto incapsulante, devono essere di
diverso colore e di diverso strato, ( in conformità a quanto previsto dalla
Appendice 1 Dm 20.8.99) e descritti nella attestazione di esecuzione dei
lavori rilasciata dalla ditta esecutrice della bonifica.
Le prove di laboratorio (attestazione di conformità)
devono attestare: L'aderenza, l'impermeabilità, la resistenza al
gelo-disgelo, la reazione al fuoco, resistenza all'invecchiamento
accellerato, prova sole-pioggia, sulla base delle informazioni date dal
produttore.
LA SOVRACOPERTURA DEI M.C.A.
Per sovracopertura si intende l'isolamento dei M.C.A. sia
dagli agenti atmosferici esterni che dalla esposizione interna
dell'edificio.
Questa è la tecnica più dispendiosa di tempo e denaro,
inoltre ha il negativo aspetto di mantenere la presenza di MCA per diverso
tempo, fino alla loro rimozione.
L'aspetto positivo è dato dal totale isolamento dei MCA
sia dall'ambiente esterno che interno dell'edificio, non vi è contatto
diretto con i MCA ed il pericolo di abrasioni, rotture e quindi dispersione
di fibre-amianto, così come nelle operazioni di bonifica di rimozione o
rivestimento incapsulante.
Devono essere comunque rispettate le norme di sicurezza
per i lavoratori addetti (tute,
guanti e
maschere) a seconda dello stato di
friabilità o compattezza dei MCA.
E' necessario il programma di intervento di manutenzione
e controllo dello stato di
conservazione delle coperture.
Viene associato ad esso un intervento incapsulante
ausiliario ( in caso di MCA friabili) per evitare la dispersione delle fibre
all'interno del confinamento o durante le operazioni di lavoro.
Tale
tecnica di bonifica viene attuata specialmente in
casi inaccessibilità nell'ambiente per rimuovere o incapsulare i materiali
contenenti amianto.
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ETERNIT
IL
MINERALE (dal sito
www.amiantomaipiu.it)
Amianto : dal greco amiantos “incorruttibile”.
Silicato
fibroso derivante da trasformazione metamorfica di serpentino o anfiboli.
Asbesto : dal greco asbestos “ inestinguibile” .
I due termini sono sinonimi e vengono usati indifferentemente
per indicare un gruppo di minerali che si presentano sotto forma di fibre
incombustibili suscettibili di tessitura.
La composizione chimica è prevalentemente quella di un
silicato idrato di magnesio a struttura microcristallina e di aspetto fibroso.
“ I minerali che si trovano in natura sono divisi, in
funzione della loro struttura cristallina, in due gruppi:
- minerali serpentini
- minerali anfiboli
Dai primi si ottiene il tipo di
amianto conosciuto come
crisotilo, o amianto bianco, che si trova nelle rocce sotto forma di aggregati
fibrosi anche della lunghezza di due, tre metri.
Dagli
anfiboli si ottengono altri cinque tipi di
amianto denominati: amosite,
crocidolite o amianto blu, antofillite, tremolite e actinolite.
Di questo gruppo hanno interesse commerciale solo la
crocidolite e la amosite. Oltre il 93% dell’asbesto usato commercialmente è,
tuttavia, rappresentato dal crisotilo, materiale reperibile abbondantemente ed a
basso costo, dalle ottime caratteristiche di flessibilità, lunghezza, struttura
e resistenza alla tensione ed al calore.
Quella che viene considerata come una fibra di
amianto in
realtà è costituita da un agglomerato di migliaia di fibre che, sottoposto a
sollecitazioni, può scomporsi e rilasciare fibre singole.
Tale peculiarità se da un lato impartisce le caratteristiche
tipiche dell’amianto, dall’altro lo rende pericoloso perché sono proprio le
singole fibre rilasciate, responsabili delle patologie conosciute.
L’enorme diffusione dell’amianto che si è avuta nel passato è
dovuta, oltre alle ottime caratteristiche fisiche quali elevata resistenza alla
fusione, flessibilità, incombustibilità, resistenza all’usura, al grado di
isolamento termico ed elettrico, e ad un’altrettanta resistenza agli agenti
chimici e microbiologici.”
Alcune caratteristiche peculiari dell’amianto sembra siano
note fin dall’antichità, tuttavia l’utilizzo su larga scala di questo materiale
inizia con la fine del secolo scorso.
L’amianto si ottiene, per scopi industriali, dalla
macinazione di una particolare roccia dalla quale le fibre devono essere
asportate. Per avere un’idea delle dimensioni di una fibra d’amianto basti
pensare che : “ in un centimetro lineare si possono disporre fianco a fianco 250
capelli, oppure 500 fibre di lana, oppure 1300 di nylon, oppure 335.000 fibrille
di amianto. “
Le proprietà dell’amianto sopra ricordate hanno fatto si che
“ dal 1880, data in cui ebbe inizio l’estrazione per fini industriali, ad oggi,
la produzione di amianto ha avuto un incremento vertiginoso: da poche centinaia
di tonnellate ad oltre cinque milioni di tonnellate l’anno.”
In tutto il mondo l’incremento dell’estrazione e dell’impiego
dell’amianto segue una crescita esponenziale che si interrompe solo dopo la metà
degli anni ’70 , segnando una graduale riduzione a partire dagli anni ’80.
In Italia nel 1973 i consumi di amianto nei diversi settori
industriali ammontavano a 139.000 tonnellate, nel 1978 a 165.000 tonnellate, nel
1983 a 112.600 tonnellate.
“Un primato nella diffusione dell’amianto spetta anche
all’Italia dove, nella seconda metà dell’Ottocento, una gentildonna lombarda,
Candida Medina Coeli Lena Ferpenti di Gordona Val Chiavenna, si adoperò per
valorizzare le cave della Val Malenco di sua proprietà.
L’ Italia presentò alcuni campioni del minerale alla
Esposizione Universale di Parigi del 1878. Il mercato mondiale per una decina d’
anni fu mantenuto dagli esportatori italiani, fino a quando, sul finire del
secolo, non vennero scoperti e valorizzati giacimenti ben più ampi di quelli
italiani e ricchi di materiale più pregiato, in Canada, Rhodesia, Australia e
Russia. “
Il Canada, con il 22% della produzione totale d’amianto è il
secondo maggior produttore di crisotilo nel mondo, dopo la Russia, ed il leader
mondiale nell’ esportazione. Tutte le miniere canadesi sono situate nel Quebec.
Nel 1995 la Russia ha prodotto circa 700.000 tonn. di amianto, il Canada circa 510.000 tonn., la Cina 250.000 e il Brasile 180.000
tonnellate.
La maggioranza delle oltre 500.000 tonnellate d’amianto prodotte
annualmente in Quebec vengono ora destinate soprattutto verso i paesi del terzo
mondo, come si avrà modo di specificare in seguito.
I grandi interessi economici che muovono le compagnie
amiantifere canadesi si riflettono nella instancabile attività dell’ “ Asbestos
Institute “ , organismo “ scientifico” di studio e promozione dell’ amianto
finanziato dalle industrie canadesi, nel sostenere l’ innocuità di un “ corretto
utilizzo” dell’amianto crisotilo.
Per le sue caratteristiche l’amianto ha trovato applicazione
in ben 3.000 diversi prodotti e manufatti industriali: dai tubi per acquedotti
agli impianti antincendio, grazie alle proprietà di resistenza agli agenti
chimici e microbiologici e alle proprietà di isolamento termico e di ininfiammabilità del materiale, così come nel campo dell’ isolamento elettrico e
nel settore edile per le sue proprietà di materiale isolante ed insonorizzante.
( Famoso è l’Eternit, nome commerciale di un prodotto industriale praticamente
ubiquitario ottenuto miscelando in presenza di acqua, cemento ed
amianto in
proporzione di circa 6 a 1 ). E poi
guarnizioni,
freni,
frizioni,
tute,
vernici etc…
Ma è “ proprio nelle attività di costruzione, manutenzione e
demolizione navale che esso ha trovato largo impiego a partire dagli anni
successivi al 1910, ossia allorchè fu indirizzato come materiale isolante degli
apparati motore delle navi a vapore.
Il suo diffondersi fu incentivato anche dall’ obbligatorietà
, imposta dai Registri Navali di diversi paesi, dell’ uso di coibenti
rispondenti a determinati standard (
incombustibilità,
resistenza al calore).
In tal modo era possibile creare, all’ interno delle navi,
settori facilmente isolabili in caso di incendio, mediante apposite paratie
tagliafuoco; inoltre si raggiungevano altri scopi quali l’ isolamento termico ed
acustico delle sale macchine e dei relativi impianti termici. “
Per quanto riguarda i materiali sostitutivi fibrosi di
sintesi, che a partire dalla fine degli anni ’ 70 hanno cominciato ad essere
impiegati in alternativa all’amianto, essi sono globalmente indicati come MMMF
( Man Made Mineral Fibres) e rappresentati dalle fibre di vetro, dalla lana di
roccia e fibre di ceramica.
Senza voler entrare approfonditamente sull’argomento delle
fibre artificiali sostitutive dell’amianto, ci si limita qui a ricordare che la
maggior parte dei sostituti individuati sono a base di fibre minerali di cui non
è assolutamente provata l’innocuità , anzi alcuni studi ne avrebbero confermato
la cancerogenicità.
Le conoscenze sugli effetti cancerogeni delle fibre
artificiali sono relativamente recenti. Le prime ricerche risalgono infatti alla
fine degli anni ’ 70.
L’ evoluzione degli studi scientifici e le raccomandazioni
della stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ( OMS), sembrano orientarsi
verso un monitoraggio sistematico ed una grande attenzione, soprattutto nei
riguardi delle fibre di dimensioni inferiori ai 5 micron in grado di
raggiungere, se inalate, i tratti più periferici dell’alberatura bronchiale .
Hai cercato: sem
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